Archive for the ‘Uncategorized’ Category

UN ROMANTICO A MILANO - Francesco Bianconi

La sua uscita è prevista in libreria per il prossimo Marzo, a ridosso della pubblicazione del nuovo disco dei Baustelle. E’ l’opera prima del Francesco Bianconi scrittore, a meno da quanto si deduce da una pagina di Unilibro.it apparsa oggi che ne anticipa i dettagli di pubblicazione in modo ancora ufficioso ma, sembrerebbe, molto vicino alla realtà. Edito da Mondadori per la collana Arcobaleno, “Un romantico a Milano” dovrebbe uscire il 13 Marzo 2010 con un prezzo di copertina di 16 euro.

La vita agra mezzo secolo dopo: il primo romanzo del leader dei Baustelle . Francesco Bianconi è per molti l’unico erede dei grandi cantautori, icona intellettual-rock, dandy, forse snob, sicuramente cult, di una generazione alla disperata ricerca di qualità. Partendo da uno spunto autobiografico, questo romanzo racconta la storia di un giovane di provincia approdato a Milano con un lavoro di degradante manovalanza intellettuale. Lo sguardo ruvido e poetico di Bianconi sulla capitale del terziario avanzato è degno delle sue canzoni più riuscite, e ricorda una Vita agra di mezzo secolo dopo, quel mitico libro di Bianciardi “l’incazzato” del quale Bianconi è un fan dichiarato.

NON SO CHE VISO AVESSE- Francesco Guccini

Tra le novità vorrei segnalarvi il libro autobiografico di Guccini, più noto come cantautore che come scrittore. Provo per Guccini una stima incontrastata che sconfina nell’affetto puro. Mi ha accompagnato tutta la vita, ha condiviso con me momenti belli e brutti, ho suonato e cantato le sue canzoni in allegre brigate, ho pianto e riso dei suoi versi, ma mi sono anche appassionata ai suoi romanzi (senza che lui ne sapesse nulla eh!) Ho visto la sua partecipazione alla trasmissione di Fazio in cui presentava appunto questo libro e come sempre mi ha emozionato.

Diciassette capitoli per raccontare, in modo a-sistematico, come è stata la vita guardandosi indietro, a settantanni.

Nel libro ci sono i ricordi delle osterie più amate, della passione per la lettura e delle biblioteche preferite, della generazione dei suoi antenati mugnai, e della giovinezza, in cui è stato giornalista, e studenti universitario, fino alla passione precoce per la musica. Delle sue canzoni non parla. Fa solo un’eccezione, per ‘La locomotiva’, da una cui strofa è appunto tratto il titolo del libro.

Montanaro di pianura, nato a Modena, diffidente, avaro di sé, sobrio e bevitore, pigro e serissimo, ma chiacchierone instancabile, Francesco Guccini ha scelto, per la prima volta, di raccontare la sua vita. E ci è riuscito, in questo libro bello e bizzarro, nell’unico modo per lui possibile: fingendo di parlare d’altro, per dire tutto di sé. Per farlo, Guccini organizza una geografia: Pavana col mulino degli avi, i nonni, le nonne e i bisnonni, il bosco, il fiume, la montagna. Modena, odiata e amata, piccola città bastardo posto. Bologna, l’eletta, in via Paolo Fabbri, una vecchia signora dai fianchi un po’ molli col seno sul piano padano e il culo sui colli. E poi gli altri luoghi e i loro aneddoti: le osterie, il giornale per sbarcare il lunario (perché cantare non è mica un mestiere), e le balere, dalla via Emilia al West, con gli orchestrali, le giacche con i lustrini, il rock and roll. E ancora: l’amore per il cinema, con gli amici Luciano Ligabue e Leonardo Pieraccioni, per le chitarre, per i fumetti e per l’ottava rima. E infine: il concerto, il luogo dell’incontro col pubblico,

Il corpo delle donne

 

 

 

http://www.ilcorpodelledonne.net/?page_id=89

QUELLA NOTTE ALLA DIAZ - Christian Mirra

Note di Copertina

 

L’autore del libro, l’illustratore, grafico e fumettista Christian Mirra, racconta in questo libro a fumetti quello che ha vissuto durante le giornate del vertice del G8 a Genova nel 2001.

 

Un graphic novel duro e doloroso, narrato e disegnato da uno dei «ragazzi della Diaz». Christian Mirra è lì, in quella scuola di Genova, insieme a tanti altri giovani che hanno partecipato alla manifestazione contro il G8 del luglio 2001, quando la polizia fa irruzione nel cuore della notte.
Picchiato a sangue, portato via con la forza e piantonato in una stanza d’ospedale, Christian si ritrova in un lungo incubo fatto di rabbia e frustrazione che non finirà nemmeno quando il giudice invaliderà il suo arresto. E che oggi trova sfogo in pagine dove fumetto e giornalismo si fondono con la vita vissuta.

 

Un’opera assolutamente da leggere perchè rappresenta un ulteriore tassello che prova a fare chiarezza e dire la verità su quei giorni a Genova dove, secondo l’opinione di Amnesty International, è avvenuta “la più grave sospensione dei diritti democratrici in Europa dal dopoguerra“.

RACCONTI SGRADEVOLI - Jole Zanetti

Novità: uscito ieri 4 /3 / ‘10

In questi Racconti sgradevoli Jole Zanetti affronta a viso aperto la vita, anche in quello che ha di più crudele, doloroso, e forse di più prezioso e più vero. Lo fa con lo sguardo di una donna, e con la voce di una donna in grado di capire e condividere le sofferenze degli altri.

Dolore dopo dolore, ferita dopo ferita, traccia una geografia dell’anima intensa e spietata. Lasciando però alla fine una sensazione di pietà per gli altri e per noi stessi, scaldandoci il cuore con una dolcezza e forse una scintilla di speranza.

LA VOCE DEI MATTI

 

Dietro ogni matto c’è un mondo che quasi sempre basta a se stesso. Non è che chieda di essere compreso o indagato. Questo libro infatti – affidato a undici autori, alcuni dei quali esordienti – non indaga né comprende, vuole solo provare a raccontare (fotografare, registrare): storie che scrutano nel tempo, che scherzano, che piangono, che spostano punti di vista risaputi, parlando coi dialetti dei matti ed entrando nelle loro esistenze.

 

“Ho letto tutti i racconti in poco più di un’ora.
Uno più bello dell’altro. Forse l’ultimo, l’undicesimo, è un po’ troppo enigmatico e carico di giri e giochi di parole da non riuscire a capire nulla.

Gli altri dieci invece, raccolgono il mio quotidiano di operatrice in ambito psichiatrico. Non concordo molto nel porre l’omicida seriale nella categoria dei pazzi. Esiste la cattiveria pura. E non concordo neppure sul binomio tossicodipendente = matto. Non è così. Ma i racconti sono scritti bene e parlano al cuore. Aprono un problema che è sempre esistito che è quello dello stigma, della paura contrapposti spesso al sentimento che avvicina, che seduce, che si trasforma in timore reverenziale.”

Debnik

L’ODORE AFRODISIACO DEL CLORO - Judy Budnitz

Con una scrittura provocatoria, inquietante e derisoria, Judy Budnitz ci racconta l’America e gli americani: grassi, pigri, sempliciotti, e soprattutto indifferenti al resto del mondo. Una carrellata di personaggi del tutto improbabili, presidenti, infermiere, spose, ereditiere, venditori ambulanti: tutti raccontati con una prosa scarna e luccicante, degna del miglior Raymond Carver, attraverso battute fulminanti, colpi di scena e cambi di prospettive. Un ritratto umoristico e amaro dell’America, un racconto di storie marginali che racchiudono mondi e si aprono a svolte del tutto inattese e surreali.

cOMMENTI ANOBIANI

La Budnitz è un’autrice americana, tradotta per la prima volta in Italia, capace con la sua scrittura ironica e profonda, di guidare il lettore dritto nell’abisso dell’animo umano. Elementi fantastici si inseriscono in vicende reali, fondendosi perfettamente e rendendo impossibile distinguere il confine tra ciò che è vero e ciò che non lo è. Situazioni e sentimenti che giudicheremmo assurdi, ci appaiono qui assolutamente verosimili. Indifferenza, crudeltà, amore…A fine lettura non rimane che chiedersi sbalorditi: ma io sono davvero così?
Alessandra

Granta considera Judy Budnitz, classe 1973, una delle 22 promesse della narrativa americana: anche a noi pare che la ragazza abbia talento da vendere!
Questa raccolta di racconti dalla prosa limpida, evocativa ed elegante si distingue per l’elemento fantastico che si innesta nella quotidianità, senza risultare eccessivo o fuorviante.

“Mi piace mettere personaggi realistici in situazioni irreali. Nelle mie storie possono succedere cose magiche o impossibili, ma i personaggi sono sempre guidati dalle stesse emozioni di noi tutti”.

SERATA ANOBIANA di FEBBRAIO

Letture maledette! Storie che non lasciano via di scampo … torbide e cupe…

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Howard Phillips Lovercraft, Azathoth, Mondadori
http://www.anobii.com/books/TuttoLovecraft_1_-_Azathoth…

Michail A. Bulgakov, Cuore di cane, Bur
http://www.anobii.com/books/Cuore_di_cane/9788879830904…

Josephine Hart, Il Danno, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Il_danno/9788807812811/015b…

Irvine Welsh, Tolleranza Zero, Guanda
http://www.anobii.com/books/Tolleranza_zero/97888824696…

Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Gomorra/0124734e45f2d1b0c3/

Patrick Süskind, Il Profumo, Tea
http://www.anobii.com/books/Il_profumo/014ab6b8f0de2f92…

Sylvia Plath, La campana di vetro, Mondadori
http://www.anobii.com/books/La_campana_di_vetro/9788804…

Irène Némirovsky, Jezabel, Adelphi
http://www.anobii.com/books/Jezabel/9788845921476/01cf4…

Almudena Grandes, Troppo Amore, Tea
http://www.anobii.com/books/Troppo_amore/9788882467623/…

Vivian Lamarque, Poesie - L’amore mio è bellissimo, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Poesie/9788804510536/019386…

James G. Ballard, Crash, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Crash/01e95963230eb4b2ba/

William T. Vollmann, Manette Istruzioni per l’uso, Fanucci
http://www.anobii.com/books/Manette/9788834709047/01ceb…

Iain M. Banks, La fabbrica degli orrori, Tea
http://www.anobii.com/books/La_fabbrica_degli_orrori/97…

Arthur Rimbaud, Il battello ebbro e altri versi, Demetra
http://www.anobii.com/books/Il_battello_ebbro_e_altri_v…

Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno, Demetra
http://www.anobii.com/books/Una_stagione_allinferno/978…

Irène Némirovsky, Il calore del sangue, Adelphi
http://www.anobii.com/books/Il_calore_del_sangue/978884…

Elfriede Jelinek, La Pianista, Mondadori
http://www.anobii.com/books/La_pianista/9788806176334/0…

Howard Phillips Lovecraft, L’uomo di Pietra, Mondadori
http://www.anobii.com/books/TuttoLovecraft_4_-_Luomo_di…

Søren Kierkegaard, Diario di un seduttore, Demetra
http://www.anobii.com/books/Diario_del_seduttore/978887…

Le ho mai raccontato del vento del Nord - Daniel Glattauer

15 gennaio
Oggetto: Disdetta
Vorrei disdire il mio abbonamento. Mi dite, per favore, se
questa è la procedura giusta? Distinti saluti, E. Rothner.

18 giorni dopo
Oggetto: Disdetta
Voglio disdire il mio abbonamento. Basta questa e-mail? In
attesa di un cortese riscontro.
Distinti saluti, E. Rothner.

33 giorni dopo
Oggetto: Disdetta
Egregi signori e signore della casa editrice di “Like”, se l’ostinazione con cui ignorate i miei tentativi di disdire l’abbonamento mira a potermi rifilare altri fascicoli della vostra pubblicazione sempre più mediocre, mi rincresce avvisarvi che comunque non ho più intenzione di pagare! Distinti saluti, E. Rothner.
8 minuti dopo
R:
Ha sbagliato. Sta scrivendo a un privato. Il mio indirizzo è: woerter@leike.com. Lei intendeva woerter@like.com. È già la terza richiesta di disdetta. Quella rivista deve essere peggiorata sul serio.

5 minuti dopo
RE:
Oh, mi perdoni! E grazie per il chiarimento. Saluti, E.R.

Nove mesi dopo
Nessun oggetto
Buon Natale e Felice Anno Nuovo, Emmi Rothner.
Due minuti dopo
R:
Cara Emmi Rothner, in pratica non ci conosciamo, ma la ringrazio per la sua affettuosa e oltremodo originale e-mail collettiva! Se c’è una cosa che adoro sono le e-mail collettive per una collettività cui non appartengo. Distintamente, Leo Leike.

18 minuti dopo
RE:
Perdoni il disturbo per iscritto, signor Distintamente Leo Leike. Qualche mese fa, volendo disdire un abbonamento, casualmente sono incappata nel suo indirizzo e-mail, che per sbaglio è finito nel mio database dei clienti. Lo cancellerò immediatamente.
P.S. Se le viene in mente una formula più originale di “Buon Natale e Felice Anno Nuovo” per augurare “Buon Natale e Felice Anno Nuovo”, non se la tenga per sé. Nel frattempo, Buon Natale e Felice Anno Nuovo! E. Rothner.

Sei minuti dopo
R:
Le auguro delle piacevoli feste, e sono lieto per lei, perché l’aspetta uno dei suoi migliori ottanta anni. Casomai, nel frattempo, si fosse abbonata a “Una giornata da incubo”, mandi tranquillamente a me - per sbaglio - la disdetta.

Tre minuti dopo
RE:
Chapeau! Un distinto abbraccio, E.R.

© Feltrinelli

Incomincia così “Le ho mai raccontato del vento del Nord”, il romanzo epistolare dell’epoca della posta elettronica scritto dall’austriaco Daniel Glattauer. Prosegue con una serie di scaramucce verbali che hanno la leggerezza che si può permettere chi non si conosce affatto e non teme di ferire l’altro. Vuole piuttosto stuzzicarlo, incuriosendolo. Dicendo e non dicendo. Tirando a indovinare e chiedendo una conferma se quello che uno ha supposto dell’altro sia più o meno vero.

L’unica cosa vera è il lavoro che fanno - o almeno, nessuno dei due mette in dubbio che sia vero che lui sia uno psicolinguista che studia l’influsso delle e-mail sul linguaggio e le e-mail come veicolo di emozioni, e che lei si occupi di siti internet. Quanto all’età che hanno e il loro aspetto - ci girano intorno, ognuno scrive all’altro che idea si è fatto dal tono di voce che parla per iscritto (lei una forza della natura, spigliata, brillante, ironica, sferzante; lui più pacato, a volte ombroso, a tratti saccente). Sono sposati o sono liberi? Anche a questa domanda non rispondono subito.
Poi viene fuori la storia che casualità abbia voluto che lui ricevesse la prima e-mail di Emmi mentre attendeva spasmodicamente una lettera della donna che ormai era la sua ex. Lo aveva interpretato come un segno del destino. Lei rivela di essere felicemente sposata, con due figli ereditati dal marito.

Le ho mai raccontato del vento del Nord” è un romanzo lieve, frizzante, divertente, con dei protagonisti che hanno delle fantasie, provano desideri e sentimenti che riconosciamo come nostri - una voglia di evasione, una preferenza per un’amicizia o un amore non penalizzato dalla routine, la raffigurazione dell’altro come più ci aggrada. E tuttavia ci fa pure riflettere su che cosa sia l’amore, e se il solo pensare ad un altro che non sia il proprio coniuge sia da considerarsi un tradimento.

SE NIENTE IMPORTA. PERCHE’ MANGIAMO GLI ANIMALI. J.Safran Foer

Prossima uscita per questo  libro ancora sul tema “alimentazione vegetariana” che tanto mi interessa in quest’ultimo periodo.  Sto cercando di approfondire le ragioni di una scelta alimentare che sento sempre più urgente e motivata.

Questo saggio dimostra che dietro il vegetarianesimo c’è spesso una riflessione profonda. Chi sceglie questa ’strada’ segue coerentemente un certo stile di vita. Mettere in discussione il sistema degli allevamenti intensivi significa riconoscere un elemento malato della società consumistica, che spesso produce inconsapevolmente cose di cui non ha bisogno (tantissima carne nelle nostre diete) e si convince che è ‘normale’.

Oggi la scienza dice che gli animali soffrono, sentono il dolore, ma allo stesso tempo abbiamo creato un sistema industriale di macellazione: una catena di montaggio che non si preoccupa del dolore che produce e della mancanza di dignità con cui si allevano gli animali.

Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c’era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma che è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l’avrebbe tenuto in vita perché non era cibo kosher (che per definizione sono quei prodotti che, in seguito a lunghi processi di controllo, possono essere consumati oltre che dai buongustai di tutto il mondo, anche dagli esponenti delle comunità ebraiche e da quelle musulmane), perché “se niente importa, non c’è niente da salvare”. Il cibo per lei non è solo cibo, è “terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore”.

Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un’indagine durata due anni che l’ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l’ha spinto a raccontare le inaudite e inutili violenze sugli animali durante la loro breve vita, a descrivere come vengono uccisi, per diventare il nostro cibo quotidiano.

BRANO

“E’ antropomorfismo provare a immaginarsi dentro la gabbia di un animale d’allevamento? E antropodiniego non farlo?
Una gabbia per galline ovaiole concede in genere a ogni animale una superficie all’incirca di quattro decimetri quadrati: uno spazio grande poco meno di un foglio A4. Le gabbie sono accatastate in pile da tre a nove — il Giappone detiene il record d’altezza per le gabbie di batteria, con pile di diciotto gabbie — in capannoni privi di finestre.
Entra mentalmente in un ascensore affollato, un ascensore così affollato che non riesci a girarti senza sbattere (esasperandolo) contro il tuo vicino. Un ascensore così affollato che spesso rimani sollevato a mezz’aria. Il che è una specie di benedizione, perché il pavimento inclinato è fatto di fil di ferro che ti sega i piedi. Dopo un po’ quelli che stanno nell’ascensore perderanno la capacità di lavorare nell’interesse del gruppo. Alcuni diventeranno violenti, altri impazziranno. Qualcuno, privato di cibo e speranza, si volgerà al cannibalismo.
Non c’è tregua, non c’è sollievo. Non arriverà nessun addetto a riparare l’ascensore. Le porte si apriranno una sola volta, al termine della tua vita, per portarti nell’unico posto peggiore…”