
Le radici del Romanticismo
a cura di Henry Hardy
traduzione di Giovanni Ferrara degli Uberti
Adelphi, pagg. 258, euro 29
LA FRASE
“Se il tema sembra squisitamente scolastico, vale la pena di ricordare che il Romanticismo è stata un’impressionante rivoluzione culturale che ha ridisegnato il modo di pensare e di vivere dell’Occidente: l’ultima prima di quella di Bill Gates e Steve Jobs” (Alessandro Baricco)
LA SCHEDA
Pochi filosofi o storici della cultura novecenteschi hanno saputo restituire la quintessenza del Romanticismo come Isaiah Berlin; e nessuno scritto più di queste memorabili Mellon Lectures può rappresentare, di quell’accurato lavoro di filologia dello spirito, la sintesi definitiva. In sei sequenze di luminosità tagliente, Berlin spazza via con gesto deciso e perentorio i luoghi comuni che ancora gravavano su quella che egli considera la più grande rivoluzione cognitiva dell’Occidente moderno. Berlin ci rivela ad esempio che l’attacco ai Lumi è già implicito negli stessi Lumi, grazie a figure come Vauvenargues (col suo pessimismo nichilista), Montesquieu (col suo esasperato relativismo antropologico) o Hume (col tarlo scettico che rode dall’interno il grande edificio empirista). Non solo: oltre a gettar luce su figure misconosciute eppure decisive come Hamann – il cui vitalismo mistico sfocia nell’idea che Dio non sia né un geometra né un matematico ma un poeta –, Berlin delinea il Romanticismo «moderato» di Kant, Schiller e Fichte, contrapponendolo a quello «senza freni» di Schelling, della Lucinde di Schlegel, delle poesie di Tieck e dei racconti di Hoffmann. E, per finire, addita le ramificazioni «politiche» del Romanticismo nel nostro secolo, da quelle aberranti (sfociate nel fascismo) a quelle più autentiche (prodromi di un compiuto liberalismo). Le Mellon Lectures che costituiscono questo libro, apparso per la prima volta nel 1999, furono tenute alla National Gallery of Art di Washington nel 1965.
L’AUTORE
Ci sono persone che anche se incontrate decine di volte, non lasciano nessuna traccia del loro passaggio. Altre - è ovvio - infinitamente più rare, che nello spazio di un solo incontro ti restano dentro per sempre. Chiunque abbia avuto la fortuna di conoscere Isaiah Berlin, il grande storico delle idee scomparso nel 1997 a Londra all’ età di 88 anni, sa benissimo che lui faceva parte di questa seconda schiera. Conversatore di raro fascino, mescolava con eleganza gli infiniti ricordi di una vita trascorsa a stretto contatto con le migliori menti del secolo, a riflessioni sempre aguzze sulle parole chiave ricorrenti e irrisolte della nostra vita collettiva: libertà, giustizia, democrazia.
IL RITRATTO Un liberal senza illusioni
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