Archive for February, 2010
L’ODORE AFRODISIACO DEL CLORO - Judy Budnitz
Con una scrittura provocatoria, inquietante e derisoria, Judy Budnitz ci racconta l’America e gli americani: grassi, pigri, sempliciotti, e soprattutto indifferenti al resto del mondo. Una carrellata di personaggi del tutto improbabili, presidenti, infermiere, spose, ereditiere, venditori ambulanti: tutti raccontati con una prosa scarna e luccicante, degna del miglior Raymond Carver, attraverso battute fulminanti, colpi di scena e cambi di prospettive. Un ritratto umoristico e amaro dell’America, un racconto di storie marginali che racchiudono mondi e si aprono a svolte del tutto inattese e surreali.
cOMMENTI ANOBIANI
La Budnitz è un’autrice americana, tradotta per la prima volta in Italia, capace con la sua scrittura ironica e profonda, di guidare il lettore dritto nell’abisso dell’animo umano. Elementi fantastici si inseriscono in vicende reali, fondendosi perfettamente e rendendo impossibile distinguere il confine tra ciò che è vero e ciò che non lo è. Situazioni e sentimenti che giudicheremmo assurdi, ci appaiono qui assolutamente verosimili. Indifferenza, crudeltà, amore…A fine lettura non rimane che chiedersi sbalorditi: ma io sono davvero così?
Alessandra
Granta considera Judy Budnitz, classe 1973, una delle 22 promesse della narrativa americana: anche a noi pare che la ragazza abbia talento da vendere!
Questa raccolta di racconti dalla prosa limpida, evocativa ed elegante si distingue per l’elemento fantastico che si innesta nella quotidianità, senza risultare eccessivo o fuorviante.
“Mi piace mettere personaggi realistici in situazioni irreali. Nelle mie storie possono succedere cose magiche o impossibili, ma i personaggi sono sempre guidati dalle stesse emozioni di noi tutti”.
SERATA ANOBIANA di FEBBRAIO
Letture maledette! Storie che non lasciano via di scampo … torbide e cupe…
Howard Phillips Lovercraft, Azathoth, Mondadori
http://www.anobii.com/books/TuttoLovecraft_1_-_Azathoth…
Michail A. Bulgakov, Cuore di cane, Bur
http://www.anobii.com/books/Cuore_di_cane/9788879830904…
Josephine Hart, Il Danno, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Il_danno/9788807812811/015b…
Irvine Welsh, Tolleranza Zero, Guanda
http://www.anobii.com/books/Tolleranza_zero/97888824696…
Roberto Saviano, Gomorra, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Gomorra/0124734e45f2d1b0c3/
Patrick Süskind, Il Profumo, Tea
http://www.anobii.com/books/Il_profumo/014ab6b8f0de2f92…
Sylvia Plath, La campana di vetro, Mondadori
http://www.anobii.com/books/La_campana_di_vetro/9788804…
Irène Némirovsky, Jezabel, Adelphi
http://www.anobii.com/books/Jezabel/9788845921476/01cf4…
Almudena Grandes, Troppo Amore, Tea
http://www.anobii.com/books/Troppo_amore/9788882467623/…
Vivian Lamarque, Poesie - L’amore mio è bellissimo, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Poesie/9788804510536/019386…
James G. Ballard, Crash, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Crash/01e95963230eb4b2ba/
William T. Vollmann, Manette Istruzioni per l’uso, Fanucci
http://www.anobii.com/books/Manette/9788834709047/01ceb…
Iain M. Banks, La fabbrica degli orrori, Tea
http://www.anobii.com/books/La_fabbrica_degli_orrori/97…
Arthur Rimbaud, Il battello ebbro e altri versi, Demetra
http://www.anobii.com/books/Il_battello_ebbro_e_altri_v…
Arthur Rimbaud, Una stagione all’inferno, Demetra
http://www.anobii.com/books/Una_stagione_allinferno/978…
Irène Némirovsky, Il calore del sangue, Adelphi
http://www.anobii.com/books/Il_calore_del_sangue/978884…
Elfriede Jelinek, La Pianista, Mondadori
http://www.anobii.com/books/La_pianista/9788806176334/0…
Howard Phillips Lovecraft, L’uomo di Pietra, Mondadori
http://www.anobii.com/books/TuttoLovecraft_4_-_Luomo_di…
Søren Kierkegaard, Diario di un seduttore, Demetra
http://www.anobii.com/books/Diario_del_seduttore/978887…
Le ho mai raccontato del vento del Nord - Daniel Glattauer
15 gennaio
Oggetto: Disdetta
Vorrei disdire il mio abbonamento. Mi dite, per favore, se
questa è la procedura giusta? Distinti saluti, E. Rothner.
18 giorni dopo
Oggetto: Disdetta
Voglio disdire il mio abbonamento. Basta questa e-mail? In
attesa di un cortese riscontro.
Distinti saluti, E. Rothner.
33 giorni dopo
Oggetto: Disdetta
Egregi signori e signore della casa editrice di “Like”, se l’ostinazione con cui ignorate i miei tentativi di disdire l’abbonamento mira a potermi rifilare altri fascicoli della vostra pubblicazione sempre più mediocre, mi rincresce avvisarvi che comunque non ho più intenzione di pagare! Distinti saluti, E. Rothner.
8 minuti dopo
R:
Ha sbagliato. Sta scrivendo a un privato. Il mio indirizzo è: woerter@leike.com. Lei intendeva woerter@like.com. È già la terza richiesta di disdetta. Quella rivista deve essere peggiorata sul serio.
5 minuti dopo
RE:
Oh, mi perdoni! E grazie per il chiarimento. Saluti, E.R.
Nove mesi dopo
Nessun oggetto
Buon Natale e Felice Anno Nuovo, Emmi Rothner.
Due minuti dopo
R:
Cara Emmi Rothner, in pratica non ci conosciamo, ma la ringrazio per la sua affettuosa e oltremodo originale e-mail collettiva! Se c’è una cosa che adoro sono le e-mail collettive per una collettività cui non appartengo. Distintamente, Leo Leike.
18 minuti dopo
RE:
Perdoni il disturbo per iscritto, signor Distintamente Leo Leike. Qualche mese fa, volendo disdire un abbonamento, casualmente sono incappata nel suo indirizzo e-mail, che per sbaglio è finito nel mio database dei clienti. Lo cancellerò immediatamente.
P.S. Se le viene in mente una formula più originale di “Buon Natale e Felice Anno Nuovo” per augurare “Buon Natale e Felice Anno Nuovo”, non se la tenga per sé. Nel frattempo, Buon Natale e Felice Anno Nuovo! E. Rothner.
Sei minuti dopo
R:
Le auguro delle piacevoli feste, e sono lieto per lei, perché l’aspetta uno dei suoi migliori ottanta anni. Casomai, nel frattempo, si fosse abbonata a “Una giornata da incubo”, mandi tranquillamente a me - per sbaglio - la disdetta.
Tre minuti dopo
RE:
Chapeau! Un distinto abbraccio, E.R.
© Feltrinelli
Incomincia così “Le ho mai raccontato del vento del Nord”, il romanzo epistolare dell’epoca della posta elettronica scritto dall’austriaco Daniel Glattauer. Prosegue con una serie di scaramucce verbali che hanno la leggerezza che si può permettere chi non si conosce affatto e non teme di ferire l’altro. Vuole piuttosto stuzzicarlo, incuriosendolo. Dicendo e non dicendo. Tirando a indovinare e chiedendo una conferma se quello che uno ha supposto dell’altro sia più o meno vero.
L’unica cosa vera è il lavoro che fanno - o almeno, nessuno dei due mette in dubbio che sia vero che lui sia uno psicolinguista che studia l’influsso delle e-mail sul linguaggio e le e-mail come veicolo di emozioni, e che lei si occupi di siti internet. Quanto all’età che hanno e il loro aspetto - ci girano intorno, ognuno scrive all’altro che idea si è fatto dal tono di voce che parla per iscritto (lei una forza della natura, spigliata, brillante, ironica, sferzante; lui più pacato, a volte ombroso, a tratti saccente). Sono sposati o sono liberi? Anche a questa domanda non rispondono subito.
Poi viene fuori la storia che casualità abbia voluto che lui ricevesse la prima e-mail di Emmi mentre attendeva spasmodicamente una lettera della donna che ormai era la sua ex. Lo aveva interpretato come un segno del destino. Lei rivela di essere felicemente sposata, con due figli ereditati dal marito.
Le ho mai raccontato del vento del Nord” è un romanzo lieve, frizzante, divertente, con dei protagonisti che hanno delle fantasie, provano desideri e sentimenti che riconosciamo come nostri - una voglia di evasione, una preferenza per un’amicizia o un amore non penalizzato dalla routine, la raffigurazione dell’altro come più ci aggrada. E tuttavia ci fa pure riflettere su che cosa sia l’amore, e se il solo pensare ad un altro che non sia il proprio coniuge sia da considerarsi un tradimento.
SE NIENTE IMPORTA. PERCHE’ MANGIAMO GLI ANIMALI. J.Safran Foer
Prossima uscita per questo libro ancora sul tema “alimentazione vegetariana” che tanto mi interessa in quest’ultimo periodo. Sto cercando di approfondire le ragioni di una scelta alimentare che sento sempre più urgente e motivata.
Questo saggio dimostra che dietro il vegetarianesimo c’è spesso una riflessione profonda. Chi sceglie questa ’strada’ segue coerentemente un certo stile di vita. Mettere in discussione il sistema degli allevamenti intensivi significa riconoscere un elemento malato della società consumistica, che spesso produce inconsapevolmente cose di cui non ha bisogno (tantissima carne nelle nostre diete) e si convince che è ‘normale’.
Oggi la scienza dice che gli animali soffrono, sentono il dolore, ma allo stesso tempo abbiamo creato un sistema industriale di macellazione: una catena di montaggio che non si preoccupa del dolore che produce e della mancanza di dignità con cui si allevano gli animali.
Foer, da piccolo, trascorreva il sabato e la domenica con sua nonna. Quando arrivava, lei lo sollevava per aria stringendolo in un forte abbraccio, e lo stesso faceva quando andava via. Ma non era solo affetto, il suo: dietro c’era la preoccupazione costante di sapere che il nipote avesse mangiato a sufficienza. La preoccupazione di chi è quasi morto di fame durante la guerra, ma che è stato capace di rifiutare della carne di maiale che l’avrebbe tenuto in vita perché non era cibo kosher (che per definizione sono quei prodotti che, in seguito a lunghi processi di controllo, possono essere consumati oltre che dai buongustai di tutto il mondo, anche dagli esponenti delle comunità ebraiche e da quelle musulmane), perché “se niente importa, non c’è niente da salvare”. Il cibo per lei non è solo cibo, è “terrore, dignità, gratitudine, vendetta, gioia, umiliazione, religione, storia e, ovviamente, amore”.
Una volta diventato padre, Foer ripensa a questo insegnamento e inizia a interrogarsi su cosa sia la carne, perché nutrire suo figlio non è come nutrire se stesso, è più importante. Questo libro è il frutto di un’indagine durata due anni che l’ha portato negli allevamenti intensivi, visitati anche nel cuore della notte, che l’ha spinto a raccontare le inaudite e inutili violenze sugli animali durante la loro breve vita, a descrivere come vengono uccisi, per diventare il nostro cibo quotidiano.
BRANO
“E’ antropomorfismo provare a immaginarsi dentro la gabbia di un animale d’allevamento? E antropodiniego non farlo?
Una gabbia per galline ovaiole concede in genere a ogni animale una superficie all’incirca di quattro decimetri quadrati: uno spazio grande poco meno di un foglio A4. Le gabbie sono accatastate in pile da tre a nove — il Giappone detiene il record d’altezza per le gabbie di batteria, con pile di diciotto gabbie — in capannoni privi di finestre.
Entra mentalmente in un ascensore affollato, un ascensore così affollato che non riesci a girarti senza sbattere (esasperandolo) contro il tuo vicino. Un ascensore così affollato che spesso rimani sollevato a mezz’aria. Il che è una specie di benedizione, perché il pavimento inclinato è fatto di fil di ferro che ti sega i piedi. Dopo un po’ quelli che stanno nell’ascensore perderanno la capacità di lavorare nell’interesse del gruppo. Alcuni diventeranno violenti, altri impazziranno. Qualcuno, privato di cibo e speranza, si volgerà al cannibalismo.
Non c’è tregua, non c’è sollievo. Non arriverà nessun addetto a riparare l’ascensore. Le porte si apriranno una sola volta, al termine della tua vita, per portarti nell’unico posto peggiore…”
Il libro questo sconosciuto?
Ecco un interessante articolo di Repubblica sugli italiani lettori.
SUMMERTIME - J.M. Coetzee
Prossima uscita : marzo 2010
Il sudafricano, premio Nobel per la letteratura nel 2003, firma una nuova opera, quanto mai sconvolgente sebbene attesa: il terzo volume della sua autobiografia romanzata, Summertime (2009).
Un giovane biografo inglese sta scrivendo un libro sul defunto John Coetzee. Intende concentrarsi sul quinquennio 1972-1977, quando il futuro scrittore, all’epoca sui trent’anni, condivide con il padre vedovo un malandato cottage alla periferira di Città del Capo. È convinto che quelli siano anni decisivi per la carriera di Coetzee. Non avendolo mai conosciuto di persona, intervista alcune persone che ebbero una certa importanza nella sua vita: una donna sposata con cui lo scrittore ebbe una relazione, la cugina preferita Margot, una ballerina brasiliana alla cui figlia dava lezioni di inglese, amici, colleghi. Dalle loro testimonianze emerge la figura di un giovane strano, molto concentrato sui libri, poco propenso ad aprirsi agli altri, un outsider all’interno della famiglia, ma soprattutto nel Sud Africa di quegli anni.
L’AGENZIA DEI DESIDERI - Dominique Mainard
Mi sono resa conto
che esisteva una domanda,
anzi un vero e proprio bisogno, sì,
che a volte la gente
ha bisogno di un po’ di respiro,
ossia di un po’ di sogno.
Delphine sa che le persone hanno bisogno di illusioni, perfino di bugie, purché rendano la vita migliore. Lo ha capito quando ha incontrato l’anziana signora Derovitski che, dando da leggere alla giovane e povera ma già scaltra Delphine avvincenti romanzi rosa, la educa alla difficile arte della finzione. Così, quando madame Derovitski muore, lasciandole una cospicua eredità, Delphine, trentacinque anni, decide di fare della sua capacità di ascolto dei bisogni altrui una professione. Apre così una agenzia dei desideri, dal nome inequivocabile: “Per voi”.
La giovane vende felicità a chi la chiede: si finge di volta in volta madre, amante, badante. Offre a tutti la realizzazione di un sogno. Ma un sogno a tempo. E a pagamento. In una galleria di personaggi, vicende e desideri bizzarri da cui la nostra protagonista riesce a sgusciare fuori con l’abilità di un gatto, Delphine incontrerà un solo nemico capace di minare il suo cinismo: l’amore, che si offrirà a lei, proprio a lei che non ne ha mai avuto, senza volere nulla in cambio
COMMENTI
“Molto bello, ma altrettanto triste e doloroso nella sua quasi aridità di sentimenti e emozioni.”
L’agenzia dei desideri di Dominique Mainard è un romanzo divertente e commovente; una favola moderna che ha conquistato i lettori e che i librai francesi hanno decretato come miglior romanzo del 2009
ACCIAIO - Silvia Avallone
“Da una parte c’era il mare, invaso di adolescenti in quell’ora bestiale. Dall’altra il muso dei casermoni popolari. E tutte le serrande abbassate lungo la strada deserta. Il mare e i muri di quei casermoni sotto il sole rovente del mese di giugno, sembravano la vita e la morte che si urlavano contro. Non c’era niente da fare: via Stalingrado, per chi non ci viveva, vista da fuori, era desolante. Di più: era la miseria.”
Nei casermoni di via Stalingrado a Piombino avere quattordici anni è difficile. E se tuo padre è un buono a nulla o si spezza la schiena nelle acciaierie che danno pane e disperazione a mezza città, il massimo che puoi desiderare è una serata al pattinodromo, o avere un fratello che comandi il branco, o trovare il tuo nome scritto su una panchina. Lo sanno bene Anna e Francesca, amiche inseparabili che tra quelle case popolari si sono trovate e scelte. Quando il corpo adolescente inizia a cambiare, a esplodere sotto i vestiti, in un posto così non hai alternative: o ti nascondi e resti tagliata fuori, oppure sbatti in faccia agli altri la tua bellezza, la usi con violenza e speri che ti aiuti a essere qualcuno. Loro ci provano, convinte che per sopravvivere basti lottare, ma la vita è feroce e non si piega, scorre immobile senza vie d’uscita. Poi un giorno arriva l’amore, però arriva male, le poche certezze vanno in frantumi e anche l’amicizia invincibile tra Anna e Francesca si incrina, sanguina, comincia a far male.
Silvia ha 25 anni ed è al suo primo romanzo, è piena di entusiasmo ed ha la grande qualità di saper catturare l’attenzione del lettore.
L’ARTE DI TRATTARE LE DONNE - Arthur Schopenhauer
Oggi mentre facevo compere nel reparto libri mi è caduto l’occhio su questo piccolo libro che mi ha catturato immediatamente. Non ho potuto fare a meno di comprarlo.
Fin dai tempi antichi, come insegna il caso di Socrate e Santippe, il rapporto tra il filosofo e le donne è stato conflittuale. Talché, se ripercorriamo la lunga storia di questo conflitto, ne ricaviamo l’impressione che la filosofia sia una faccenda prettamente maschile. La necessità di estirpare siffatto pregiudizio si impone con le grandi figure dell’Illuminismo e del Romanticismo, quando prende avvio quella che sarà l’emancipazione della donna. Scottato dall’esperienza patita in casa con la madre, Schopenhauer avverte con lungimirante intuito l’incombente pericolo, e oppone resitstenza. Leva quindi la sua voce impertinente per mettere in guardia il sesso maschile dalle suadenti insidie e dai pericoli che riserva il rapporto con le donne.
“Come ad esempio la formica femmina, dopo l’accoppiamento, perde le ali, superflue, anzi pericolose per la prole, così di solito, dopo una o due gravidanze, la donna perde la sua bellezza e probabilmente perfino la stessa ragione”
“Le donne sono adatte a curarci ed educarci nell’infanzia appunto perché sono esse stesse puerili, sciocche e miopi, in una parola rimangono per tutta la vita grandi bambini: esse occupano una specie di gradino intermedio fra il bambino e l’uomo, che è il vero essere umano”
“(per natura la donna è dissipatrice) La vanità degli uomini, invece, si indirizza spesso verso privilegi non materiali, come l’intelligenza e l’erudizione, il coraggio, e così via.”
La donna deve o sacrificare il fiore della giovinezza a un uomo già sfiorito, oppure avere poi la sensazione di non essere più un oggetto adatto per un uomo ancora nel vigore degli anni. [Parere leggermente interessato: quando aveva trentanove anni il caro Arthur chiese la mano di Flora, appena diciassettenne; "ma la fanciulla non volle saperne di concedere la sua primavera al rugoso pensatore",
"- Matrimonio = guerra e necessità; vita da single = pace e prosperità. "
[Una capacità di sintesi encomiabile]
Credo possa bastare!
Tra i commenti in Anobi due interessanti:
“Foza, vecchio bastardo, insultale ancora.”
“Veramente gradevole, simpatico, di facile lettura, una misoginia che va presa per gioco “

