Archive for January, 2010
DAI UN BACIO A CHI VUOI TU - Giusi Marchetta
“Non sono bravo nelle cose in cui ci vuole fortuna. Mai trovato un soldo per strada, parcheggio nell’ora di punta, la taglia giusta durante i saldi, la sorpresa decente nell’ovetto Kinder Sorpresa. Se compro un biglietto della lotteria, neanche controllo se è quello vincente oppure no. Controlla mia madre, poi in genere dice: ‘Quando la smetti di comprarli ’sti cosi?’”
Caterina sulla soglia - Susanna Bissoli
“Lo chiamavano Fina per via della pompa di benzina che avevano i suoi. Anch’io gli piacevo, ma gli creavo un problema morale. Insomma, diceva, io sono sempre andato insieme a gente di quindici, sedici anni, capisci? In effetti al tempo di cui parlo, cioè nella primavera del Settantasette, lui aveva diciotto anni, io dodici. Ci siamo fermati davanti alla porta a vetri del mio condominio. La luce dell’atrio era accesa. Io pregavo che non passasse nessuno degli inquilini della mia scala. Mi immaginavo la faccia della professoressa Bonfante o del signor Riboni nel vedermi lì sotto a quell’ora di sera, sola con un ragazzo vero.”
Le vite delle persone non sono romanzi, sono raccolte di racconti. Frammentarie, discontinue, disseminate di buchi neri e illuminate da verità intraviste, manipolate dalla memoria che filtra, cancella, riordina, riscrive. È il modo in cui Susanna Bissoli ci racconta le soglie di Caterina. Infilando nella cordicella del suo primo libro le perline colorate di tutti gli addii e le partenze, tutte le esperienze di perdita che una vita può sopportare: dell’infanzia, della madre, dell’amore, del corpo, della terra sotto i piedi. Leggendo queste sedici storie, la voce che mi suona in testa è quella di Grace Paley. Anche la scrittura di Susanna riesce a maneggiare la malattia e il dolore, perfino a ballare con la morte restando miracolosamente gioiosa. La gioia che c’è dentro è gioia dell’incontro, di avere a che fare con altri esseri umani, di scoprirli tutti diversi e tutti strani. È gioia di ricordare, raccontare, giocare con le parole della memoria: il dialetto veneto dell’infanzia, il greco della libertà e dell’amore, l’italiano zoppo dei migranti in cui, prigioniera di casa sua, a Caterina sembra di ritrovare la voce del mondo.” (Paolo Cognetti)
Serata Anobiana
Qualche giorno fa mi sono ritrovata con un bel gruppetto di anobiani, il tema della serata era la follia. Ognuno di noi doveva portare un libro ispirato al tema e leggerne un brano significativo. Oltre ad essere stata una piacevolissima serata, a tratti anche molto divertente, mi ha dato modo di scoprire letture davvero intriganti che voglio proporre qui :
Paolo Cevoli, Maiali & menaggment, Kowalski
http://www.anobii.com/books/Maiali__menaggment/97888749…
Claudio Morici, La Terra vista dalla Luna, Bompiani
http://www.anobii.com/books/La_terra_vista_dalla_luna/9…
Omar Falworth, La gioia di vivere, Essere Felici
http://www.anobii.com/books/La_gioia_di_vivere/97888864…
Jean-Noel Liaut, Gli angeli del bizzarro. Un secolo di eccentici, Excelsior 1881
http://www.anobii.com/books/Gli_angeli_del_bizzarro/978…
Patrick McGrath, Follia, Adelphi
http://www.anobii.com/books/Follia/9788845913600/017e35…
Lewis Carroll, Alice nel paese delle meraviglie, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Alice_nel_paese_delle_merav…
Pablo Tusset, Il meglio che possa capitare a una brioche, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Il_meglio_che_possa_capitar…
Mario Tobino, Le libere donne di Magliano, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Le_libere_donne_di_Magliano…
Marcela Serrano, Quel che c’è nel mio cuore, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Quel_che_c%C3%A8_nel_mio_cu…
La Stazione, Terre di Mezzo
[Racconto 7.35 Mille modi per dire Amore di Marina Belli]
http://www.anobii.com/books/La_stazione/9788889385432/0…
Charles Bukowski, Storie di ordinaria follia, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Storie_di_ordinaria_follia/…
Michele Mari, La stiva e l’abisso, Einaudi
http://www.anobii.com/books/La_stiva_e_labisso/97888061…
Stephen Baker, Come vivere con un cane nevrotico, Rizzoli
http://www.anobii.com/books/Come_vivere_con_un_cane_nev…
V. - Thomas Pynchon, BUR
http://www.anobii.com/books/V./9788817006422/01fb069f8b…
Kary Mullis, Ballando nudi nel campo della mente, Baldini Castoldi Dalai
http://www.anobii.com/books/Ballando_nudi_nel_campo_del…
Jonathan Safran Foer, Ogni cosa è illuminata, Guanda
http://www.anobii.com/books/Ogni_cosa_%C3%A8_illuminata…
Chuck Palaniuk, Soffocare, Mondadori
http://www.anobii.com/books/Soffocare/9788804524380/011…
Oliver Sacks , L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello, Adelphi
http://www.anobii.com/books/Luomo_che_scambi%C3%B2_sua_…
Alessandro Baricco, Iliade, Omero, Feltrinelli
http://www.anobii.com/books/Omero,_Iliade/0191446c6890e…
Tibor Fischer, La gang del pensiero ovvero la zetetica e l’arte della rapina in banca, Garzanti
http://www.anobii.com/books/La_gang_del_pensiero_ovvero…
IL CUORE IN OMBRA - Maria Stella Conte
«A me succede spesso di chiedermelo; di chiedermi come sarebbe andata se solo fossi stata migliore, più buona, più generosa: perfetta… Ma non credo, non credo che alla fine sarebbe servito a molto: l’unica cosa che potevo fare era cercare di salvarmi, di fuggire comunque e da chiunque. Ed è esattamente questo che ho fatto, e questo sono diventata, una persona cattiva: cattiva, pericolosa e sola, come ogni sopravvissuta…»
Trama
Qu è disincantata, spesso cinica, determinata a difendere la propria autonomia. Brina è insicura, sempre alla morbosa ricerca di affetto e conferme; ha un fratello, Sebastian.
Qu e Brina sono amanti. Qu e Sebastian sono amanti.
Un uomo venuto da lontano, e dal passato, spia Qu e le scrive lettere d’amore senza mai spedirle.
In uno scenario immateriale e silenzioso, fra tradimenti, erotismo, menzogne e confessioni, i personaggi della Conte danno vita a una vicenda al tempo stesso metafisica e carnale.
Qu ne è il centro, il fuoco. Qu che è l’oggetto del desiderio di tutti e che per tutti è una maledizione.
E’ UN PROBLEMA TUO - Filippo La Porta
Un viaggio ironico nelle secche dell’omologazione linguistica, analizzando genesi e storia di frasi fatte e modi di dire. Nel mirino i tic della lingua quotidiana. Brevi capitoli in cui si delinea una critica divertita ma radicale delle mitologie e dei conformismi che risuonano in fraseologie standardizzate. “È un problema tuo” “Tuttaposto” “Non c’è problema”. Nelle radio, in tv, nei bar, nelle strade, si sentono ripetere ossessivamente queste e altre espressioni. È come un ronzio ininterrotto, corale, una koinè semplificante dietro cui si nasconde forse un vuoto insondabile.
Un libro come É un problema tuo ci costringe a riflettere sulla nostra realtà prima che sulle nostre conversazioni, e a pensare alla povertà delle idee comunicate attraverso l’uso di queste espressioni standardizzate. Nonostante il sorriso regalato dalle divertenti illustrazioni di Dario Frascoli che accompagnano i capitoli, forse, arrivati in fondo, non ci resta che sperare e attuare un vero cambiamento.
Lasciami sola - Marcelle Sauvageot
Sulla strada per il sanatorio, una giovane donna malata di tubercolosi legge la lettera che ha ricevuto dal suo amante il quale le annuncia che ha deciso di interrompere la loro relazione e di sposare un’altra donna. Sfiancata dalla malattia, lacerata dal dolore di un amore bruscamente interrotto, la donna gli risponde con una lunga lettera che non spedirà mai. Un grido di dolore in nome della stessa vita che la sta abbandonando, ma che lei persiste a volere esente da qualsiasi compromesso. Un grido intenso che rivendica a gran voce un amore forte e totalizzante. Pubblicato per la prima volta nel 1933, è l’unico romanzo scritto dall’autrice.
“Lasciami sola” E’ con queste parole, di grande intensità, che la donna reagisce alla notizia: «”Mi sposo… La nostra amicizia continuerà…” Non so cosa sia successo. Sono rimasta immobile e la camera ha cominciato a girarmi intorno. Sul fianco, dove ho male, forse un po’ più in basso, ho sentito come se mi tagliassero la carne con un coltello affilatissimo… Quando non si conosce un dolore, si ha più forza per fronteggiarlo, perché si ignora la sua portata: si vede solo la lotta e si spera che più avanti arrivi un momento migliore. Ma quando lo si conosce, viene voglia di alzare le mani per chiedere grazia ed esclamare, esausti e increduli: “Ancora?” Già si prevedono tutte le fasi della sofferenza che si dovranno attraversare e si sa che dopo ci sarà solo il vuoto».
Alla lettera dell’uomo che la “lascia” offrendole solo la sua amicizia, la Sauvageot non risponde, “commenta”. Riflette e s’interroga sui rapporti tra uomo e donna, l’egoismo, l’accettazione dell’altro, il giudizio, la morte. Ed è lei che chiede di essere lasciata sola. Risponde a sé stessa, rimette in discussione gli interstizi più intimi e oscuri di sé, compie un viaggio nel deserto, facendo emergere un dolore e un amore assoluti e autentici, con un linguaggio lucido, asciutto e struggente, senza alcuna concessione al vittimismo.
“Ballare quando credevi che non l’avresti fatto mai più è una vittoria”, scrive Marcelle: come riuscire a sentire la presenza di un amore anche quando non c’è più, un amore che si distoglie dallo sguardo dell’amato e si trasforma in un amoroso canto alla vita, benché aspra e inesplicabile.
“Del mangiare carne” di Plutarco
Questo libro è un suggerimento personale alla mia amica Betta. Ma chi si sente affine a questo pensiero ne tenga conto.
Mangiare carne non è la condizione naturale dell’uomo, ma una tradizione brutale, nata per necessità, affermatasi per egoismo. Con questo testo Plutarco mette in discussione l’antropocentrismo che governa la concezione greca dell’universo, così come il pensiero moderno.Oggi non è più necessario nutrirsi di carne: l’agricoltura può soddisfare tutti i nostri bisogni. Ma l’incomunicabilità tra uomo e animale resta la base, il pretesto, su cui fondare il nostro antropocentrismo e il nostro bisogno di lusso. Plutarco non è così ingenuo da illudersi che l’uomo rinunci alla carne, ma chiede che almeno si risparmino all’animale torture inutili, e che si provi pena per lui: se bisogna ucciderlo, che lo si faccia con rispetto e dolore. Non lo crede possibile, ma immagina un mondo ideale in cui ogni specie goda di rispetto e giustizia; sogna che l’uomo, sceso finalmente dal suo piedistallo di dio incarnato, si renda conto di essere soltanto un essere vivente tra gli altri, tutti egualmente importanti e degni di esistere.
IL POPOLO DELL’AUTUNNO - Ray Bradbury
Green Town, Illinois. Manca una settimana alla festa di Halloween, quando la sonnacchiosa cittadina viene sconvolta da un circo misterioso che sembra promettere l’avverarsi di tutti i desideri e l’eterna giovinezza. Saranno due amici tredicenni, James Nightshade e William Halloway, a sconfiggere le forze del Male e a riscattare le anime dell’intera comunità. Ma impareranno fin troppo presto a fare i conti con i propri incubi.Un altro appassionante romanzo di fantascienza di Ray Bradbury.
“Come in altre sue opere, c’è la provincia americana, ci sono dei bambini come protagonisti, c’è una guida più matura che la sa lunga, a proposito della vita e di tutto il resto, e c’è tanta tanta fantasia, che si erge immortale al potere contro tutto e tutti. Il popolo dell’autunno fa parte, assieme a L’estate incantata e a Farewell summer (inedito in Italia) della trilogia Green Town. Ed è un romanzo sulla vita umana, sul senso delle nostre paure e sul modo di combatterle, sull’importanza delle piccole (ma grandi) cose e sullo scorrere degli anni. Che a Bradbury non piaceva. Ne aveva quarantadue, di primavere, quando questo romanzo venne pubblicato (nel 1962) e la sua malinconia, figlia della consapevolezza di non essere più così giovane, emerge chiara da ogni singola pagina. Ma sono, alla fine, il suo naturale ottimismo e il suo amore per la vita a vincerla sulla tristezza. Perché se è inevitabile (e giusto) invecchiare, è altrettanto possibile conservare quello spirito fanciullesco che, volenti o nolenti, permea e permeerà per sempre le nostre vite, fino all’ultimo respiro.”
G: Guarnier http://www.nonsolocinema.com/Il-popolo-dell-autunno-di-Ray_19174.html
Alcuni commenti:
Molto bello, ci sono dei passi in cui la prosa è talmente bella da sfiorare la poesia. Bradbury ha un modo di scrivere magistrale, anche se talvolta risulta un po’ difficile. La storia è veramente intrigante, piena di colpi di scena, ma a fare la differenza è l’atmosfera che lo scrittore ha saputo creare e che permea tutto il romanzo, rendendolo quasi fatato.
La scrittura di Bradbury non è “di genere”. E in questo originale romanzo, un classico del gotico novecentesco, dove si respira un’atmosfera magica e nostalgica di cose perdute, la ricchezza e l’impeto dello stile escono dai dettami che il genere, forse non a torto, impone.
Un capolavoro! Uno dei pochi libri che ho riletto più di una volta per riassaporare quelle atmosfere noir, decadenti e magiche che lo caratterizzano. Un tema delicato come quello del rapporto tra adulti e bambini affrontato con intelligenza e ricco di immagini simboliche che il lettore difficilmente dimenticherà.
Dacia Maraini - La ragazza di Via Maqueda
Dacia Maraini è una delle mie scrittrici preferite. Ho letto tutto di lei e, quindi, posso permettermi di consigliarvi questo suo ultimo libro ad occhi chiusi, sulla fiducia e sulla stima che ho maturato per lei in tutti questi anni.
Una raccolta di racconti per narrare la povera Italia dei nostri tempi e quella povera di qualche decennio fa. La Sicilia è un luogo dell’anima per la Maraini, ma è anche un piccolo universo che simboleggia tutto il Paese, o forse addirittura tutto il ricco Occidente malato.
Una raccolta di 24 racconti che racchiude una galleria di ritratti femminili ambientati nella mai dimenticata Sicilia, a Roma città d’adozione dell’autrice e in Abruzzo. La terra boscosa, magica e selvaggia rifugio della maturità dove la scrittrice si ritira a scrivere e a riflettere “in questi racconti senza neanche volerlo, ho seguito la strada dei miei passi… come scrive Croce, preferendo il plurale al singolare più rattrappito e corretto“.
Due domande a Dacia Maraini
L’universo maschile descritto nei Suoi racconti sembra ancorato a comportamenti e privilegi oramai inaccettabili. Ce ne vuole parlare?
“Purtroppo la violenza contro le donne è in aumento. C’è una nuova misoginia che cresce e mette radici. Pensi a quella ragazzina quattordicenne che è stata stuprata per una notte intera da un gruppo di suoi coetanei. Cose simili accadono tutti i giorni e in tutto il mondo. Nonostante questo mi rifiuto di pensare che il mondo sia diviso in due generi nemici fra di loro. Non ho mai pensato a un mondo di donne che si oppone a un mondo di uomini. Sarebbe razzista. Penso a due culture: una attaccata ai privilegi, ai ruoli, che si sente insidiata e reagisce con la violenza - ma ci sono anche molte donne che ne fanno parte - e una aperta, generosa, che crede nel rispetto dell’altro da sé, in cui si trovano uomini e donne. Guerra di culture, non di sessi. Gli uomini devono essere gli alleati migliori delle donne nel combattere la cultura del razzismo, dell’intolleranza e dell’odio di sesso.”
Possiamo definire le donne dei suoi racconti come donne in cammino, mai rinunciatarie?
“Sì, amo le donne coraggiose. E cerco di raccontarle.”
Negri, froci, giudei & Co - Gian Antonio Stella
Volevo segnalare il nuovo libro di Stella, ottimo spunto di riflessione sull’intolleranza e sul razzismo, fenomeni dilaganti ed incontrollabili dei nostri tempi.
Nel suo ultimo libro, intitolato Negri, froci, giudei & Co (Rizzoli), Gian Antonio Stella parte proprio dall’attualità: l’inondazione di odio in Internet, i cori negli stadi contro i giocatori neri, il risveglio del demone antisemita, le spedizioni squadristiche contro gli omosessuali, i rimpianti di troppi politici per “i metodi di Hitler”, le avanzate in tutta Europa dei partiti xenofobi, le milizie in divisa para-nazista, i pestaggi di disabili, le rivolte veneziane contro gli “zingari” anche se sono veneziani da secoli e fanno di cognome Pavan, gli omicidi di clochard, gli inni immondi alla purezza del sangue. L’inviato del Corriere della Sera compie un viaggio nell’Italia dell’intolleranza per cercare di capire cosa non va in quella che definisce “l’eterna guerra contro l’altro”, e cosa è possibile fare per contrastare il preoccupante fenomeno.
«Questa idea di essere al centro del mondo, in realtà, l’abbiamo dentro tutti. Da sempre. Ed è in qualche modo alla base, quando viene stravolta e forzata, di ogni teoria xenofoba. Tutti hanno teorizzato la loro centralità. Tutti».