Archive for November 10th, 2009

LA NOSTRA GUERRA - Enrico Brizzi

Roma, piazza Colonna n. 31/35
il 10 novembre 2009 ore: 18:00

Silvia Truzzi presenta La nostra guerra, sarà presente l’autore, l’incontro si terrà presso la libreria Feltrinelli Libri e Musica

Brizzi riscrive la storia d’Italia.

Mussolini non è mai morto. L’Italia fascista non si è schierata con Hitler ma, appoggiando gli Alleati, è uscita trionfatrice dalla Seconda Guerra Mondiale. L’eretica storia del nostro Paese (ri)scritta con ironia, coraggio e sguardo fantascientifico da Enrico Brizzi in “La nostra guerra” (Baldini Castoldi Dalai) è fin troppo attuale. Un romanzo kolossal dall’autore di “Jack Frusciante è uscito dal gruppo”, in grado di regalare un libro sull’autoritarismo che tanto sembra affascinarci che non si dimentica…

Noi abbiamo creato il nostro mito. Il mito è una fede, è una passione.

Non è necessario che sia una realtà.

Benito Mussolini,

 

 

Discorso ai cittadini di Napoli

 

 

Per compiere il primo passo in un certo genere di azioni delittuose

non occorre una intelligenza superiore alla media; ciò che si richiede

è soltanto una mancanza di scrupoli oltre il normale.

Al momento di compiere il primo passo tutti gli altri successivi

non sono ancora previsti; ma chi comincia ad agire male continua ad

agire male, per evitare le conseguenze del primo fallo.

Solo quando la catena di cause ed effetti è arrivata alla sua conclusione,

quegli uomini che quasi alla cieca hanno seguito le cose sino

ai loro imprevisti risultati fanno la figura di avere condotto gli eventi

verso la meta prestabilita.

Gaetano Salvemini,

 

Le origini del fascismo in Italia

CAPITOLO  I

Nel giugno del ’42, anno XX dell’era fascista, l’Italia sembrava immune

dall’incendio che divampava ai quattro angoli del mondo.

Il Paese approvava la prudente neutralità in cui ci eravamo ritirati,

e la popolarità del Duce era alle stelle. Le sanzioni erano solo un

brutto ricordo: la Società delle Nazioni ci aveva riammesso da tempo

fra i suoi ranghi, la benevola Albione aveva riconosciuto le nostre ambizioni

mediterranee, e l’incauto patto d’amicizia italo-germanico era

finito nel cestino della carta straccia.

Quando il pazzoide di Berlino aveva dato fuoco alle polveri,

noialtri ci eravamo tenuti in disparte: nessun conflitto avrebbe potuto

giovarci più di quanto non avesse fatto la diplomazia.

Conoscevamo solo grazie al cinegiornale gli schieramenti di panzer

da sessanta tonnellate, le bombe volanti e l’inarrestabile avanzata delle

armate dagli elmetti d’acciaio; per noi balilla dalla camicia nera e la

coscienza immacolata, la guerra era un tragico siparietto da cinque minuti

di cui riempirsi gli occhi prima che cominciasse il film vero, qualcosa

di eccitante e riprovevole che riguardava altre terre e altri popoli.

Mentre gli altri si scannavano, da noi si costruivano senza posa

strade, ponti e ferrovie, inneggiando ai magnifici e progressivi destini

dell’Italia littoria.

Così il sole poteva sorgere ogni giorno libero e giocondo sulla mia

città da trecentomila anime, che giaceva intorno ai 44°30′ di latitudine boreale….