Archive for August, 2009

Cuore di ghiaccio - ALMUDENA GRANDES

Ho praticamente dedicato il mese di agosto a questa lettura.  1000 pagine,  un libro meraviglioso, una storia corale, piena di personaggi indimenticabili, da una parte e dall’altra, straripante di emozioni, di vicende, di parole, di sentimenti e di guerra civile spagnola. La Grandes ha una scrittura liquida, fluttuante, che scivola e procede per accumulazione, per arabeschi, spirali, volute sempre più larghe che poi si restringono in un’immagine e riprendono a fluttuare…

Coinvolgente il modo in cui affronta temi importanti quali morte, sradicamento, senso di appartenenza e - soprattutto - la Spagna con i suoi conti ancora in sospeso, con i nodi cruciali della sua storia ancora irrisolti. La guerra civile continua a risuonare - nonostante la morte di Franco - per le vie di Madrid, col suo carico di odio, dolore, desiderio di vendetta e perdono. E’ un libro che va al di là delle storie personali riunendo vincitori e vinti nella necessità di cercare e rivelare la verità. E la verità ha due anime, ugualmente terribili, che emergono da una narrazione sospesa e oscillante tra passato e presente, che si apre con un funerale, lasciando che la morte aleggi indisturbata anche nelle pagine in cui si parla d’amore.

 

 Cuore di ghiaccio,

l’ultimo romanzo di Almudena Grandes, è appassionante e appassionato. E risveglia le nostre passioni. Non potrebbe essere altrimenti, con un titolo che deriva dal poeta Antonio Machado: “Difenditi dalle domande, dalle risposte e dalle loro ragioni, o una delle due Spagne ti gelerà il cuore. Il mio cuore era di ghiaccio, e bruciava.”

La lingua perduta delle gru - David Leavit

Il romanzo di oggi è uno di quelli che mi hanno segnata, un libro che tratta di omosessualità ma anche di solitudine e incomunicabilità.

Racconta di Rose e Owen, genitori di Philip, che vivono una vita tranquilla, lei persa tra lavoro e Tv ,lui che trascorre le domeniche in cerca di avventure fugaci, chiusi entrambi nel proprio mondo.

Questo mondo si frantuma quando uno sfratto interviene a romperne l’equilibrio. La rete del silenzio si spezza e Philip sente di poter confessare loro la propria omosessualità.

Tutti i valori vengono spazzati via nel tentativo di capirsi e di accettarsi. Non esiste più una famiglia ma tre esseri umani che desiderano comunicare.

Il romanzo ha una trama complessa ma il filo conduttore è la ricerca della comunicazione , il desiderio di capire e farsi capire.

Tutto diventa più chiaro quando  Leavitt racconta del  “bambino gru”, un bimbo  che abbandonato a se stesso in una casa di fronte ad un cantiere edile impara a comunicare con il mondo esterno imitando i suoni e i movimenti delle gru, con un linguaggio indecifrabile agli altri, e pertanto giudicato malato.

Un libro davvero unico e come dico io “che bisogna” aver letto.

… a bientot

Follia - Patrick McGrath

incipit:

Le storie d’amore catastrofiche contraddistinte da ossessione sessuale sono un mio interesse professionale ormai da molti anni. Si tratta di relazioni la cui durata e la cui intensità differiscono sensibilmente, ma tendono ad attraversare fasi molto simili: riconoscimento, identificazione, organizzazione, struttura, complicazione e così via. La storia di Stella Raphael è una delle più tristi che io conosca. Stella era una donna profondamente frustrata, che subì le prevedibili conseguenze di una lunga negazione e crollò di fronte a una tentazione improvvisa e soverchiante. Come se non bastasse era una romantica.

-Patrick McGrath, Follia-

Quando bevi il tè

Tratto dal testo “Quando bevi il tè, stai bevendo nuvole” di Thich Nhat Hanh, Vi inviatiamo alla lettura del capitolo dedicato alla rabbia per attuare un percorso di consapevolezza e trasformazione.
Quando bevi tè, stai bevendo nuvole
Autore: Thich Nhat Hanh
Terra Nuova Edizioni
pp. 224 - € 13.00

 

 

 

 

 

 

 La trasformazione della rabbia

 Molti di noi non conoscono la pratica, perciò hanno permesso all’energia dell’irritazione, della rabbia e della violenza di penetrare nel loro corpo e nella loro mente e di accumularvisi.
Dopo un po’ di tempo, quell’energia accumulata diventa una forza che ci trascina nella dimensione della sofferenza, della violenza e della disperazione. Quell’energia di violenza  a volte resta sopita, dentro di noi, ma non vuol dire che non ci sia: ogni volta che si manifesta ne diventiamo vittime, e allora pensiamo, diciamo e facciamo cose distruttive per noi e per le persone che abbiamo intorno; quando l’energia della violenza si manifesta, il nostro modo di pensare non è “retto pensiero”; il nostro modo di parlare non è “retta parola”; le nostre azioni non sono “retta azione”.

Poiché l’energia della violenza si è manifestata, il nostro modo di pensare si fa violento; la nostra parola diventa violenta; il nostro modo di agire diventa violento. Nella psicologia buddhista si usa la parola “bija” che significa “seme”. In noi c’è il seme della violenza; quando quel seme viene toccato o innaffiato, l’energia della violenza si manifesta nel livello superiore della coscienza [ossia a livello conscio]. Quando il seme della violenza è diventato energia della violenza, lo si definisce formazione mentale: sarà “la formazione mentale della violenza”.
La parola “formazione” è un termine tecnico buddhista, samskara in sanscrito, che significa “fenomeno”. Un fiore è una formazione; una nuvola è una formazione, una campana è una formazione: sono tutte formazioni fisiche. La nostra rabbia è una formazione mentale. Nella tradizione buddhista si elencano 51 generi di formazioni mentali(1); la rabbia è una di loro, elencata fra quelle negative.

Abbiamo in noi svariati generi di semi; i semi negativi daranno ita a formazioni mentali negative, i semi positivi daranno vita a formazioni mentali positive. La compassione è una delle formazioni mentali positive. Tutti abbiamo in noi un seme di compassione; lo possiamo toccare e così farlo diventare una zona di energia di compassione, quella formazione mentale che chiamiamo “compassione”. Fra i semi positivi, fra le formazioni mentali positive, c’è il seme e la formazione mentale detta “consapevolezza” o “presenza mentale”. La consapevolezza è quel tipo di energia che ci aiuta a riportare la mente al corpo, permettendoci di essere pienamente presenti nel “qui e ora”. La consapevolezza è l’energia, in noi, che ci aiuta a essere pienamente presenti a tutto ciò che accade nel momento presente. Quando inspiriamo, se sappiamo che stiamo inspirando in noi c’è la “consapevolezza del respiro”; quando camminiamo, se sappiamo di stare camminando, quella sarà “consapevolezza di camminare”; quando beviamo, se sappiamo che stiamo bevendo quella è “consapevolezza di bere”.

La consapevolezza è sempre consapevolezza di qualcosa. Quando ci arrabbiamo, se sappiamo di essere arrabbiati la nostra è “consapevolezza della rabbia”. Di solito, quando ci arrabbiamo non siamo consapevoli di essere arrabbiati, quindi in noi la consapevolezza della rabbia non è presente. Chi non conosce la pratica, quando si manifesta in lui l’energia della rabbia non sa che cosa fare per prendersi cura di quell’energia e ne cade vittima. Quell’energia lo spinge a pensare in modo violento, a parlare in modo violento, ad agire con violenza.
Ogni volta che si manifesta la rabbia il praticante sa prendersene cura e non cade vittima della rabbia. Non appena il seme della rabbia si manifesta sotto forma della formazione mentale “rabbia”, immediatamente il praticante tocca il seme della consapevolezza, facendolo manifestare a sua volta.
Il praticante può concentrarsi sul respiro e praticare in questo modo: “Inspirando so che in me si è manifestata la rabbia; espirando, mi prendo cura della mia rabbia”. In quel preciso istante possiamo dire che nel praticante c’è consapevolezza della rabbia. Per coloro che non praticano c’è solo la rabbia, ma per coloro che praticano c’è la consapevolezza della rabbia. La rabbia è un’energia, la consapevolezza è un’altra energia. L’energia della consapevolezza abbraccia quella della rabbia con grande tenerezza. Ieri abbiamo parlato di “mero riconoscimento”; è di questo che si tratta: la consapevolezza si manifesta per riconoscere che c’è la rabbia.

La consapevolezza non ha la funzione di combattere la rabbia, solo di riconoscere che c’è. L’energia della consapevolezza riconosce e abbraccia la rabbia proprio come la luce del sole abbraccia il fiore. Sul fiore, la luce solare ha un effetto; anche la consapevolezza ha un effetto sulla rabbia. Se diciamo che “ogni tipo di vegetale è sensibile alla luce solare” possiamo dire anche che “ogni formazione mentale è sensibile alla consapevolezza”. Il praticante, dunque, con la pratica del respiro consapevole e della camminata consapevole continua a generare l’energia della consapevolezza per riconoscere e abbracciare l’energia della rabbia. La rabbia c’è ancora, ma la persona è al sicuro. Il praticante fa soltanto questo: genera la consapevolezza perché abbracci la rabbia dopo averla riconosciuta; non usa la sua energia per punire, con parole o azioni, la persona che pensa essere la causa della sua rabbia.
Un bravo praticante quando si manifesta la rabbia non dice, non fa nulla, si limita a tornare a se stesso e genera la consapevolezza perché si prenda cura della rabbia.

Chi pratica non considera la rabbia un “nemico”, dunque non ha intenzione di sopprimere o di combattere la rabbia: è consapevole che la rabbia è lui, e anche la consapevolezza è lui: entrambe sono formazioni mentali che gli appartengono. Prendendosi cura della rabbia, dunque, la consapevolezza somiglia a un fratello maggiore che si prende cura del fratello minore.
È un approccio totalmente non-violento, quindi. È come una madre che, mentre lavora in cucina, sente il bambino piangere: posa quel che ha in mano, va nella camera del piccolo e per prima cosa prende il bambino dalla culla e lo tiene fra le braccia, con tenerezza. Il praticante fa esattamente la stessa cosa: genera la consapevolezza, che prende in braccio la rabbia con grande tenerezza. La mamma non sa ancora che cosa abbia il bambino, ma il fatto stesso di tenerlo in braccio così teneramente può dargli già sollievo. L’energia della tenerezza della madre ha cominciato a penetrare nell’energia della sofferenza del bambino.

Dunque se sappiamo usare l’energia della consapevolezza per abbracciare l’energia della rabbia, l’energia della consapevolezza penetrerà nell’energia della rabbia e porterà sollievo, proprio come la luce del sole abbraccia il fiore e nel giro di poco tempo lo fa sbocciare. Dunque è certo che dopo dieci o quindici minuti di respiro o di camminata in consapevolezza ci sentiremo meglio.
Alla madre basta tenere in braccio il bambino per un minuto o due, o anche meno, per scoprire che cos’ha il bambino, cosa lo fa piangere: forse ha fame, oppure ha la febbre. La madre, una volta scoperta la ragione del pianto, può rapidamente trasformare la situazione in poco tempo. Analogamente la consapevolezza, abbracciata la rabbia per cinque o dieci minuti, scopre qual è la causa di quella sofferenza, la sua radice.

Sappiamo che la consapevolezza è quell’energia che ci aiuta a essere consapevoli di ciò che c’è; se siamo capaci di generarla con continuità, si trasforma in concentrazione. La consapevolezza porta sempre con sé la concentrazione: quando si è profondamente consapevoli di qualcosa, si è concentrati su quella cosa. Queste due energie, consapevolezza e concentrazione, combinate insieme aiutano a osservare in profondità e a vedere quali sono le radici, ossia qual è la ragione che sta dietro quella sofferenza.

Molto spesso la rabbia nasce da una percezione erronea: in molti casi scopri che l’altro non ha nessuna intenzione di farti soffrire eppure ti arrabbi molto facilmente anche per poco o niente, perché in te il seme della rabbia è piuttosto sviluppato.
Con la consapevolezza e la concentrazione il praticante è in grado di vedere che la causa principale della sofferenza è che il seme della rabbia si è sviluppato troppo, in lui. Magari una decina d’anni prima quel seme non era tanto grande, in lui, ma dato che non conosceva la pratica ha lasciato che elementi di rabbia e di violenza si accumulassero dentro di lui, e a quel punto il seme della rabbia si è sviluppato troppo.

Di solito diamo la colpa all’altra persona, la consideriamo l’unica causa, o almeno la causa principale, della nostra rabbia, della nostra sofferenza, dimenticando che la causa principale è quell’enorme seme di rabbia che ci portiamo dentro.
Con la consapevolezza e la concentrazione possiamo renderci conto che la persona che ha appena detto o fatto qualcosa che ci fa arrabbiare ha in sé molta sofferenza, molta violenza: non conosce la pratica, resta vittima della propria violenza, sta male e fa star male le persone che ha intorno. Se ci trovassimo nelle sue condizioni ci comporteremmo esattamente come lei.

Con questo genere di consapevolezza e concentrazione ci rendiamo conto che quella persona non ha bisogno di una punizione ma di aiuto. Quando riesci a renderti conto di questo, che non le occorre punizione ma aiuto, in te comincia a nascere la compassione. Così, praticando, il seme della consapevolezza diventa la formazione mentale della consapevolezza, e questa ti aiuta a toccare il seme della compassione, quaggiù(2) a invitarlo a venire su, il che trasforma interamente la situazione.
Quando hai in te consapevolezza e compassione, la rabbia si disintegra e svanisce del tutto; invece di arrabbiarti con quella persona hai voglia di tornare a te stesso per poterla aiutare.

L’unica medicina che può guarire la rabbia e la violenza è la compassione. Per fortuna ognuno di noi ha in sé un seme di compassione; possiamo usare la consapevolezza e la concentrazione per aiutare quel seme che è in noi a manifestarsi.
La compassione è la pioggia che può spegnere il fuoco della rabbia. Per generare l’energia della compassione è utilissima la pratica dell’osservazione profonda. Se vivi accanto a una persona che si arrabbia molto facilmente e che ti fa soffrire molto spesso, può essere utile che tu scriva su un foglietto di carta questa frase: “Ha bisogno di punizione o ha bisogno di aiuto?”. Sono sicuro che avrete l’intelligenza di capire che quella persona ha bisogno di aiuto, non di punizione. In che modo aiutarla a non soffrire così tanto? Come aiutarla a non essere vittima della sua stessa violenza, della sua stessa rabbia? Sappiamo benissimo che per aiutare una persona simile dovremmo essere in grado, innanzitutto, di aiutare noi stessi: dovremmo saperci prendere cura della nostra rabbia, dovremmo saperla trasformare, dovremmo essere capaci di mettere in campo la comprensione e la compassione per neutralizzare l’energia della violenza che abbiamo dentro. Se siamo in grado di fare queste cose, poi aiutare l’altro diventa facilissimo.

Conosco una signora cattolica, che vive in America, che era disperata e pensava al suicidio, ma che dopo aver partecipato a un ritiro di consapevolezza era riuscita a trasformarsi; tornata a casa era riuscita ad aiutare il marito, che prima considerava essere la causa principale della sua infelicità. Nel suo caso, cinque giorni di ritiro erano stati sufficienti a metterla in grado di trasformare in sé l’energia della disperazione e della rabbia e di aiutare anche il marito a trasformarsi.
Note:
1. Citta samskara, “formazioni” o anche “stati mentali”. La tradizione li suddivide in “salutari” o, come detto qui, positivi e “non salutari” o negativi, a seconda dell’effetto che generano sulla persona in cui si manifestano. (NdT)
2. L’A. paragona spesso la coscienza deposito, in cui sono conservati i semi in stato latente, a una cantina e la coscienza mentale, nella quale i semi si manifestano, come il soggiorno di casa. Ecco la ragione di questo “laggiù”. (NdT)

Fonte:  Terra Nuov

 

 

Leggere Lacan

Leggere Lacan. Guida perversa al vivere contemporaneo - Zizek Slavoj 

Spot inglese. Una ragazza incontra un rospo e lo bacia. Il rospo diventa un bel ragazzo. Il bel ragazzo bacia la ragazza che diventa un bottiglia di birra. Lui è felicissimo. Perchè?

Perchè per l’uomo è essenziale “ridurre la donna a oggetto parziale ” di godimento.

D’Orrico : in venticinque parole

 

Bellezza e tristezza di Yasunari Kawabata Ed. Einaudi

Ho letto questo libro in una notte. Non conoscevo Kawabata ed è stata una bella sorpresa natalizia.

La trama è semplice :

Oki, romanziere affermato, si reca a Kyoto per ascoltare le campane nell’ultimo giorno dell’anno.

In verità vuole incontrare una sua ex amante, Otoko, che aveva sedotto ed abbandonato venti anni prima quando lei era solo sedicenne. Da quella relazione Oki ha tratto il suo libro più famoso “La sedicenne”.

La donna è ormai una pittrice e vive con la sua giovane allieva ed amante Keiko ( che decide di vendicare la sua maestra).

Il libro narra di  amore, o di  ossessione di  amore, in un continuo alternarsi fra presente e passato. L’autore , con estrema grazia , descrive personaggi e paesaggi come fossero piccoli dipinti e appaiono ai nostri occhi nitidi ma leggeri.

Il libro è pervaso da una sottile sensualità, molto orientale. I personaggi , seppur dotati di forti personalità, sentimenti , ossessioni, si muovono leggeri verso un epilogo drammatico che aleggia in ogni pagina del romanzo.

Un libro che consiglio a tutti. Un libro dove il senso estetico dell’autore è  riuscito  a  trascinarmi  nella bellezza del paesaggio circostante e delle tradizioni giapponesi . Facendomi anche sentire tutta la tristezza del tempo che passa.

incipit:

Le cinque poltrone girevoli erano allineate lungo i finestrini della vettura panoramica del rapido Tokyo-Kyoto. Toshio Oki si era accorto che ad ogni movimento brusco del treno, una delle poltrone sul lato opposto, l’ultima della fila, prendeva a girare a vuoto. Le poltrone basse della fila in cui si trovava Oki erano fisse.
Oki era l’unico viaggiatore in quel vagone. Sprofondato nel sedile, guardava distratto la poltrona sull’altro lato, che continuava a girare su se stessa. Non che girasse sempre nella medesima direzione o con la medesima velocità. Accelerava, rallentava, si arrestava di tanto in tanto e a volte rimaneva completamente immobile per qualche minuto, poi riprendeva a girare nella direzione opposta. Guardando la poltrona che girava da sola nel vagone deserto, Oki sentiva affiorare la solitudine stagnante in fondo al suo cuore, dove continuavano a fluttuare pensieri incerti.

Le dieci storie più belle di sempre Ecco come far leggere i bambini

 In Italia l’indagine non è ancora stata fatta, ma si può scommettere che i risultati sarebbero più o meno uguali a quelli registrati negli Stati Uniti. O forse anche peggiori, visto che da noi le vacanze scolastiche durano all’incirca tre mesi e non due come in America. Un interregno fatale, rivela la ricerca, per il cervello di bambini e ragazzi, in quanto la mancanza di esercizio mentale non soltanto abbassa il loro livello di lettura ma fa anche precipitare di un paio di punti il loro quoziente intellettivo. E se i figli delle classi alte più o meno riescono a salvarsi da questo infausto destino in quanto i genitori li iscrivono a corsi estivi o insistono perché si dedichino ogni tanto alla lettura, gli altri, lasciati per due mesi a televisione e playstation, vedono precipitare in modo significativo le loro capacità di apprendimento. Anche colpa delle vacanze, dunque — conclude l’indagine — se i percorsi scolastici degli alunni economicamente svantaggiati risultano così spesso peggiori rispetto a quelli degli studenti più abbienti.

Nicholas Kristof, editorialista del New York Times, scandalizzato dai drammatici risultati della ricerca, ha sollecitato i lettori a tener lontani quest’estate i figli da tv e pc e a indurli, invece, a leggere, costi quel che costi. E per facilitarli nel compito ha fornito una lista dei — per lui — dieci più bei libri per l’infanzia, tra i quali, accanto a una serie di titoli da noi poco noti, si trovano le avventure di Harry Potter, «Il piccolo Lord Fauntleroy» o «Il principe e il povero» che, tra i romanzi di Marc Twain, egli considera appassionante almeno quanto «Tom Sawyer».

Una analoga lista di libri per l’estate di bambini e ragazzi italiani potrebbe comprendere: 1)Emilio Salgari. «La tigre della Malesia» è sempre viva. Malgrado l’Oriente non sia più così misterioso, la serie dei pirati inventata dallo scrittore veronese continua a far sognare: parola di fan, figlia e sorella di fan nonché madre di fan. 2)«Zanna bianca» di Jack London. Come erano miserabili i cacciatori di pellicce e come erano intelligenti gli animali braccati, nel segno di un nobile animalismo ante litteram che i ragazzi di oggi apprezzano forse anche più di quelli di ieri. Per maschi, certo, ma se le rudi avventure estreme elettrizzavano le bambine antiche, figurarsi quelle moderne. 3)«La mia famiglia e altri animali» di Gerald Durrell, scrittore ed etologo che, per la gioia particolare dei giovani lettori, ha raccontato con uguale umorismo i comportamenti strampalati, imprevedibili, un po’ pazzi di familiari e animali. 4)«La fabbrica di cioccolato» di Roald Dahl, tra i primi autori a capire che ai ragazzini piacciono — anche — l’horror, la paura e gli eroi malvagi (ma un po’ ridicoli): non sempre solo storie etiche troppo melense per le nuove generazioni. 5)La serie di Harry Potter. Le avventure dell’apprendista mago piacciono ai bambini americani come a quelli italiani. E spesso rappresentano ciò che lo spinello rappresenta per la droga pesante: la porta d’ingresso dalla quale non c’è ritorno. 6)La serie di Geronimo Stilton, il sapiente topo giornalista di origine italiana che, incredibile ma vero, è riuscito, quasi, a fare le scarpe a un mitico topo americano. 7)La serie gialla del «Battello a vapore» perché, sulla falsariga di quel che succede tra i lettori grandi, anche tra quelli piccoli giallo e mistero conquistano sempre più. 8) «Cipollino» di Gianni Rodari, ma va bene anche un altro dei suoi tanti titoli, «alimento» quasi obbligatorio per i giovani lettori italiani, grazie alla perfezione dello stile che dà l’impressione di poter «bere» il libro in pochi lunghi sorsi. 9)«Diario di una schiappa» irresistibile memoriale di un ragazzino sfigato a cui vanno tutte storte. Fino a un certo punto, però, perché poi c’è la rivincita che lascia sperare in un domani luminoso i tanti che si sentono, appunto, schiappe. 10) Ultima della lista, una personale passione infantile: «La Primula Rossa», perché tra i tanti aristocratici malvagi e codardi della letteratura, mi consolava il protagonista, sir Percy, eccezione di nobile altruista e coraggioso, «resistente» contro la rivoluzione francese.

Fonte: Corriere della Sera

io non sono d’accordo e voi? Propongo di stilare una lista dei dieci libri fondamentali nell’infanzia… la nostra lista.